Don't Let the Sun, esordio alla regia della regista svizzera Jacqueline Zünd, propone una visione provocatoria ma lucida dell'imminente futuro dell'umanità, segnato dal cambiamento climatico e da un deterioramento profondo delle relazioni umane.
Protagonista della storia è il Jonah, 28 anni, che lavora per un’agenzia specializzata nel fornire “relazioni su richiesta”: un servizio che offre sostituti affettivi a pagamento per colmare il vuoto emotivo di una società sempre più incapace di sostenere legami autentici. La sua vita cambia quando riceve l'incarico di interpretare il ruolo di padre per Nika, una bambina chiusa e diffidente. In questo incontro fragile e imprevedibile, qualcosa si incrina. Mentre Nika comincia lentamente ad aprirsi, Jonah si trova costretto a confrontarsi con emozioni reali, mettendo in discussione il sistema di finzioni in cui ha sempre trovato rifugio.
Con uno sguardo lucido e profondamente contemporaneo, “Don’t let the sun” esplora il progressivo raffreddamento delle relazioni umane in una società iper-controllata, interrogandosi sul significato dell’intimità, sul bisogno di connessione e sulle forme sempre più ambigue che essa può assumere.
Girato tra Milano e Genova, con incursioni in Brasile, il film utilizza spazi architettonici fortemente identitari - come il Monte Amiata, complesso residenziale dalle linee contemporanee situato nel quartiere Gallaratese di Milano, scelta dettata dalla necessità di per costruire un immaginario visivo sospeso tra presente e futuro, in cui la dimensione urbana riflette la solitudine e la fragilità dei personaggi.
Don't Let the Sun, esordio alla regia della regista svizzera Jacqueline Zünd, propone una visione provocatoria ma lucida dell'imminente futuro dell'umanità, segnato dal cambiamento climatico e da un deterioramento profondo delle relazioni umane.
Protagonista della storia è il Jonah, 28 anni, che lavora per un’agenzia specializzata nel fornire “relazioni su richiesta”: un servizio che offre sostituti affettivi a pagamento per colmare il vuoto emotivo di una società sempre più incapace di sostenere legami autentici. La sua vita cambia quando riceve l'incarico di interpretare il ruolo di padre per Nika, una bambina chiusa e diffidente. In questo incontro fragile e imprevedibile, qualcosa si incrina. Mentre Nika comincia lentamente ad aprirsi, Jonah si trova costretto a confrontarsi con emozioni reali, mettendo in discussione il sistema di finzioni in cui ha sempre trovato rifugio.
Con uno sguardo lucido e profondamente contemporaneo, “Don’t let the sun” esplora il progressivo raffreddamento delle relazioni umane in una società iper-controllata, interrogandosi sul significato dell’intimità, sul bisogno di connessione e sulle forme sempre più ambigue che essa può assumere.
Girato tra Milano e Genova, con incursioni in Brasile, il film utilizza spazi architettonici fortemente identitari - come il Monte Amiata, complesso residenziale dalle linee contemporanee situato nel quartiere Gallaratese di Milano, scelta dettata dalla necessità di per costruire un immaginario visivo sospeso tra presente e futuro, in cui la dimensione urbana riflette la solitudine e la fragilità dei personaggi.
Lomotion, CDV Casa delle Visioni, SRF Schweizer Radio und Fernsehen
In un mondo reso invivibile dal caldo, la vita sociale delle persone si svolge esclusivamente di notte. Un’esistenza regolata e funzionale, dove però le relazioni umane si sono ormai dissolte. Jonah lavora per un’agenzia che fornisce “sostituti affettivi” a chi non è più in grado di reggere coinvolgimenti emotivi autentici. Quando viene assunto per interpretare il padre di Nika, una bambina chiusa e diffidente, la maschera dietro cui si protegge comincia lentamente a incrinarsi.