Damiano Michieletto, visionario regista di opera lirica, esordisce alla regia cinematografica con Primavera, film che fa un salto indietro nella Venezia di inizio Settecento per raccontare una fase della vita del maestro del barocco musicale italiano Antonio Vivaldi. In particolare racconta quando il musicista, appena ordinato sacerdote, fu assunto all’Ospedale della Pietà di Venezia, un’istituzione che accoglieva bambini e bambine abbandonate e destinava le bambine più talentuose allo studio della musica per far parte dell’orchestra e del coro della Pietà.
Il Pio Ospedale della Pietà era una struttura assistenziale con funzione di convento, orfanotrofio e conservatorio che garantiva un tetto, un'educazione e un mestiere ai bambini ospiti della struttura. Qui Tecla Insolia veste i panni di Cecilia un'educanda con un talento speciale nel suonare il violino.
Sin dalla prima sequenza le giovani ospiti della struttura si muovono nel chiostro, location che torna più volte durante il film, ma che nella realtà non esiste: è infatti frutto di un grande lavoro dello scenografo Gaspare De Pascali che ha trasformato il chiostro romano di Sant'Alessio sull'Aventino (in realtà Basilica dei Ss. Bonifacio e Alessio) in uno spazio in stile veneziano, con archi inflessi arabeggianti.
L'istituto della Pietà si vede anche dall'esterno in occasione del concerto organizzato per celebrare la presa di Corfù da parte della Serenissima: ad “interpretarlo” è un altro edificio veneziano, la Chiesa di Santa Giustina nel sestiere di Castello, fondata nel Medioevo e poi sconsacrata nel 1810.
Sebbene le vicende si svolgano all’interno dell’istituto, sono tanti gli scorci e i luoghi di Venezia e della sua laguna in cui i personaggi si muovono per i loro concerti: tra questi Palazzo Widmann, situato in calle Larga Widmann, il White Rabbit in fondamenta de la Sensa, ponte Donà, rio Santa Giustina, rio dell’Arsenale, rio dei Gesuiti, un casolare di campagna nei pressi della valle da pesca Perini.
Location principale nei dintorni di Roma è invece Vicovaro dove, in particolare, sono state interessate dalle riprese piazza San Pietro e gli interni della Parrocchia di San Pietro Apostolo che vi affaccia, oltre ad altri scorci del centro storico.
Set anche a Palazzo Taverna, in pieno rione Ponte a Roma, trasformato in una dimora nobiliare veneziana che affaccia sul Canal Grande. Lo si vede nella scena in cui Elisabetta (Valentina Bellè) viene rincorsa nei saloni dell'ala barocca mentre le ragazze dell'istituto suonano indossando una tipica maschera veneziana che ne nasconde l'identità: grazie alla magia del blue screen è possibile vedere persino l'acqua dalle finestre.
Nonostante la fama, che raggiunse l’apice nella prima metà del Settecento, Vivaldi fece fatica a portare in scena i suoi lavori dopo il 1730, quando i gusti musicali iniziarono a cambiare. Morì in solitudine e miseria e il suo corpo fu sepolto in una fossa comune. La sua produzione fu avvolta dall’oblio per quasi due secoli fino agli inizi del Novecento, quando la casuale riscoperta di un’ingente quantità di manoscritti riaccese l’attenzione su questo straordinario compositore.
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Damiano Michieletto, visionario regista di opera lirica, esordisce alla regia cinematografica con Primavera, film che fa un salto indietro nella Venezia di inizio Settecento per raccontare una fase della vita del maestro del barocco musicale italiano Antonio Vivaldi. In particolare racconta quando il musicista, appena ordinato sacerdote, fu assunto all’Ospedale della Pietà di Venezia, un’istituzione che accoglieva bambini e bambine abbandonate e destinava le bambine più talentuose allo studio della musica per far parte dell’orchestra e del coro della Pietà.
Il Pio Ospedale della Pietà era una struttura assistenziale con funzione di convento, orfanotrofio e conservatorio che garantiva un tetto, un'educazione e un mestiere ai bambini ospiti della struttura. Qui Tecla Insolia veste i panni di Cecilia un'educanda con un talento speciale nel suonare il violino.
Sin dalla prima sequenza le giovani ospiti della struttura si muovono nel chiostro, location che torna più volte durante il film, ma che nella realtà non esiste: è infatti frutto di un grande lavoro dello scenografo Gaspare De Pascali che ha trasformato il chiostro romano di Sant'Alessio sull'Aventino (in realtà Basilica dei Ss. Bonifacio e Alessio) in uno spazio in stile veneziano, con archi inflessi arabeggianti.
L'istituto della Pietà si vede anche dall'esterno in occasione del concerto organizzato per celebrare la presa di Corfù da parte della Serenissima: ad “interpretarlo” è un altro edificio veneziano, la Chiesa di Santa Giustina nel sestiere di Castello, fondata nel Medioevo e poi sconsacrata nel 1810.
Sebbene le vicende si svolgano all’interno dell’istituto, sono tanti gli scorci e i luoghi di Venezia e della sua laguna in cui i personaggi si muovono per i loro concerti: tra questi Palazzo Widmann, situato in calle Larga Widmann, il White Rabbit in fondamenta de la Sensa, ponte Donà, rio Santa Giustina, rio dell’Arsenale, rio dei Gesuiti, un casolare di campagna nei pressi della valle da pesca Perini.
Location principale nei dintorni di Roma è invece Vicovaro dove, in particolare, sono state interessate dalle riprese piazza San Pietro e gli interni della Parrocchia di San Pietro Apostolo che vi affaccia, oltre ad altri scorci del centro storico.
Set anche a Palazzo Taverna, in pieno rione Ponte a Roma, trasformato in una dimora nobiliare veneziana che affaccia sul Canal Grande. Lo si vede nella scena in cui Elisabetta (Valentina Bellè) viene rincorsa nei saloni dell'ala barocca mentre le ragazze dell'istituto suonano indossando una tipica maschera veneziana che ne nasconde l'identità: grazie alla magia del blue screen è possibile vedere persino l'acqua dalle finestre.
Nonostante la fama, che raggiunse l’apice nella prima metà del Settecento, Vivaldi fece fatica a portare in scena i suoi lavori dopo il 1730, quando i gusti musicali iniziarono a cambiare. Morì in solitudine e miseria e il suo corpo fu sepolto in una fossa comune. La sua produzione fu avvolta dall’oblio per quasi due secoli fino agli inizi del Novecento, quando la casuale riscoperta di un’ingente quantità di manoscritti riaccese l’attenzione su questo straordinario compositore.
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Primi del Settecento. L'Ospedale della Pietà è il più grande orfanotrofio di Venezia, ma è anche un'istituzione che avvia le orfane più brillanti allo studio della musica. La sua orchestra è una delle più apprezzate al mondo. Cecilia ha vent'anni, vive da sempre alla Pietà ed è una straordinaria violinista. L'arte ha dischiuso la sua mente ma non le porte dell'orfanotrofio; può esibirsi solo lì dentro, dietro una grata, per ricchi mecenati. Questo fino a che un vento di primavera scuote improvvisamente la sua vita. Tutto cambia con l'arrivo del nuovo insegnante di violino. Il suo nome è Antonio Vivaldi.
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