Con Due spicci, suo terzo progetto animato seriale per Netflix, il fumettista romano Zerocalcare continua il malinconico racconto del proprio universo.
Se con Strappare lungo i bordi veniva alla luce un episodio doloroso nella propria vita, in Questo mondo non mi renderà cattivo si affrontava il tema dell’ingiustizia sociale, in Due spicci Zero racconta la generazione dei quarantenni in cui lui ora si identifica, che deve fare i conti con le aspettative disattese e i problemi e le responsabilità attuali. Una generazione stretta tra la nostalgia di un tempo ormai passato e l'inadeguatezza, la mancanza di strumenti per affrontare il presente.
Tanti i fili conduttori delle tre serie. Il romanesco, condito di sarcasmo, contraddistingue ormai il linguaggio di Zero, e porta lo spettatore su una giostra di emozioni che oscillano tra momenti di ilarità e riflessione. Non mancano gli amici di sempre, Sarah, Secco, il Cinghiale, cui si aggiungono, in Due spicci, un amore giovanile e altri personaggi che riemergono dal passato. E soprattutto non manca la sua coscienza, l'Armadillo, con l'inconfondibile voce di Valerio Mastandrea, sempre pronto a pungolare il protagonista, a ricordargli i mostri e le paure del proprio io interiore che spesso stridono con il contesto di persone, vicine e lontane, che gli ruotano attorno.
Il tutto è ambientato, come sempre, nel microcosmo in cui Zero è cresciuto, il quartiere romano di Rebibbia, tra palazzoni grigi e scritte sui muri. Un sobborgo che potrebbe essere ovunque, riconoscibile da pochi segni distintivi come le fermate della metro che collegano la periferia est di Roma sulla via Tiburtina.
Con Due spicci, suo terzo progetto animato seriale per Netflix, il fumettista romano Zerocalcare continua il malinconico racconto del proprio universo.
Se con Strappare lungo i bordi veniva alla luce un episodio doloroso nella propria vita, in Questo mondo non mi renderà cattivo si affrontava il tema dell’ingiustizia sociale, in Due spicci Zero racconta la generazione dei quarantenni in cui lui ora si identifica, che deve fare i conti con le aspettative disattese e i problemi e le responsabilità attuali. Una generazione stretta tra la nostalgia di un tempo ormai passato e l'inadeguatezza, la mancanza di strumenti per affrontare il presente.
Tanti i fili conduttori delle tre serie. Il romanesco, condito di sarcasmo, contraddistingue ormai il linguaggio di Zero, e porta lo spettatore su una giostra di emozioni che oscillano tra momenti di ilarità e riflessione. Non mancano gli amici di sempre, Sarah, Secco, il Cinghiale, cui si aggiungono, in Due spicci, un amore giovanile e altri personaggi che riemergono dal passato. E soprattutto non manca la sua coscienza, l'Armadillo, con l'inconfondibile voce di Valerio Mastandrea, sempre pronto a pungolare il protagonista, a ricordargli i mostri e le paure del proprio io interiore che spesso stridono con il contesto di persone, vicine e lontane, che gli ruotano attorno.
Il tutto è ambientato, come sempre, nel microcosmo in cui Zero è cresciuto, il quartiere romano di Rebibbia, tra palazzoni grigi e scritte sui muri. Un sobborgo che potrebbe essere ovunque, riconoscibile da pochi segni distintivi come le fermate della metro che collegano la periferia est di Roma sulla via Tiburtina.
Zero e Cinghiale gestiscono un piccolo locale, ma problemi economici, incomprensioni e vite personali che si complicano più del dovuto mettono entrambi sotto pressione. Il ritorno di una figura dal passato di Zero e responsabilità inattese fanno precipitare una situazione già fragile, costringendo tutti a confrontarsi con scelte difficili.
Desideri essere cancellato? Scrivi a: info@italyformovies.it
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